La cerimonia si svolgerà il 1° ottobre alle 10,30 nella splendida cornice della Cattedrale di Troia (Foggia), dedicata alla Beata Maria Vergine Assunta in cielo, uno dei capolavori dell'architettura romanica in Italia.
La sua costruzione fu influenzata dallo stile pisano-orientale. Nella sua edificazione confluirono comunque elementi dell'arte bizantina e forse anche araba. Nel tesoro (storicamente annesso alla Cattedrale) sono conservati alcuni dei cosiddetti rotuli miniati di Exultet (pergamene medievali lunghe oltre 10 metri).
CENNI STORICI
L'epoca in cui inizia la costruzione della Cattedrale "a fundamentis
fere" (quasi dalle fondamenta) è un periodo di grandi trasformazioni, di
conquiste civili, di nuove espressioni artistiche, di scambi
commerciali intensi, di nuovi rapporti tra popoli e razze. E' il vescovo
Girardo da Piacenza (1088-1097) nel 1093, dopo la celebrazione del
primo Concilio zonale, presieduto da papa Urbano II (1088-1099) a dare
vita ad un progetto di massima, che incorpora la preesistente chiesa di
Santa Maria (1080-1086), oggi visibile nell'Abside, o, secondo alcuni
studiosi, quella di San Secondino (V sec.). I lavori terminano nel 1120.
Nel XII sec. l'impianto architettonico si presenta a croce latina,
senza il braccio di crociera di dx. La fiancata "Porta della Madonna" (a
sx) è rimaneggiata nel XIII sec. Nel 1741 è rifatto e modificato
architettonicamente il braccio di crociera sx (Cappella dei Santi), dopo
il violento terremoto del 1731 e tra il 1770 e il 1777 è aggiunto il
braccio di crociera di dx (Cappella dell'Assunta). Una sostanziale
modifica dell'interno si ha con il restauro del 1858. Il vescovo, mons.
Tommaso Pàssero (1854-1890), fa eliminare i 19 altari gentilizi e la
abbellisce con affreschi, altari e balaustrate barocchi. L'Ambone
ritorna in Cattedrale, provvisoriamente sistemato nella Chiesa di San
Basìlio Magno. Tra il 1950 e il 1960 l'interno è di nuovo restaurato
(lavori, oggi, poco condivisi), vengono eliminati gli affreschi,
l'altare e le balaustrate barocchi. Il complesso architettonico è in stile romanico-troiano.
IL ROSONE
E' scompartito da undici colonnine con capitelli corinzi. Su di essi
sono impostati altrettanti archi a semicerchio che, incrociandosi,
formano nei punti di intersezione delle ogive arabesche e spazi
triangolari che accolgono transenne e trilobi, gratificando così il
concetto architettonico di pieno e di vuoto. I 22 campi tra le colonne e
le ogive racchiudono altrettanti merletti di pietra, diversi l'un
l'altro. Realizzato tra il 1160 e il 1180, è un compendio di diversi
influssi stilistici (arabi, angioini).
"Nessun tipo di architettura attraverso i tempi e in tutti i paesi può
vantare, per ricchezza di linea e per squisitezza di trafori geometrici,
un simile rosone" (L. Fatigato).
GLI EXULTET DI TROIA
Sono tre rotoli in pergamena avvolti attorno ad un asse di legno, detto umbilicus.
Ispirati alle traduzioni medievali di origini ambrosiane e alle
coloriture gallicane, gli Exultet di Troja appartengono culturalmente
all'area beneventano-cassinese.
Il primo Exultet misura cm. 268 ca. di lunghezza e 20 ca. di larghezza.
Il testo di ispira alla liturgia beneventana, la scrittura è di area
periferica beneventana con elementi grafico-tipologici cassinesi o
baresi (G. Cavallo). Secondo P. Amato e S. Inouye, probabilmente fu
scritto nella stessa Citta di Troja.
Il secondo Exultet misura cm. 190.5 di lunghezza e 21 di larghezza. Il
testo si ispira alla liturgia beneventana, la scrittura beneventana è
accurata con influenze del tipo cassinese e tracce del tipo barese.
Anche questo reperto è "legato all'attività libraria documentata nella
Troja dei secoli XI-XII" (G. Cavallo).
Il terzo Exultet misura cm. 651 ca. di lunghezza e 25 ca. di larghezza.
Il testo si ispira alla liturgia franco-romana, detta Volgata. La
scrittura è beneventana del più puro tipo cassinese. "E' un prodotto
locale, fiorito forse all'ombra di quell'Episcopium Trojanum della
seconda metà del secolo XII." (G. Cavallo).



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